Ven. Ott 18th, 2019

In alto i calici: aumenta il consumo globale di alcol. Ma quanto ci costa davvero brindare? In Italia, almeno 22 miliardi l’anno

  • La rivista scientifica The Lancet ha pubblicato uno studio sul consumo di alcol con i dati dal 1990 al 2017, e una proiezione sul consumo al 2030.
  • L’assunzione globale di alcolici è aumentata in modo sensibile negli ultimi trent’anni e continuerà ad aumentare, anche per l’aumento del consumo da parte di Cina e India.
  • Le famiglie europee impegnano l’1,6% del loro potere d’acquisto in alcolici, pari a € 130 Mld/anno. In Italia la spesa per gli alcolici è di € 200/anno, tra le più basse in Eu.
  • I danni economici diretti e derivati dell’abuso di alcolici sono difficilmente calcolabili, ma gli effetti sono purtroppo devastanti.

Un bicchiere tira l’altro: uno dei vizi più antichi del mondo non accenna a diminuire la sua influenza anche nel Terzo Millennio. Il consumo di bevande alcoliche sta crescendo a ritmi preoccupanti, anche per l’ingresso di “nuovi bevitori” nel mercato globale.

Uno studio appena pubblicato dalla rivista The Lancetanalizza i dati da centottantanove paesi nel periodo dal 1990 al 2017, con previsioni fino al 2030, mostrando l’inadeguatezza delle politiche globali per la riduzione del danno sanitario alcol-attribuibile.

I dati misurano il consumo della sostanza pura, ovvero dell’alcol, espresso in litri in un determinato anno, in soggetti di età pari o superiore ai quindici anni.

Il consumo globale è passato dai 5,9 lt/anno del 1990 ai 6,5 lt/anno del 2017, e raggiungerà i 7,6 lt/anno nel 2030. Sei litri e mezzo di alcol l’anno di alcol puro l’anno valgono come una lattina di birra a testa al giorno per ogni abitante del pianeta.

La American Association for the Advancement of Science(AAAS) ha subito diffuso la notizia in una sua nota, sottolineando come l’abuso di alcol sia responsabile di oltre duecento patologie, sia in quanto malattie non trasmissibili sia in quanto lesioni permanenti.

The Guardian ha messo in fila i principali: entro il 2030 la metà degli adulti del pianeta consumerà bevande alcoliche, che adesso consistono per il 45% dei diversi prodotti di alcol derivato da cereali, il 15% da birra e per il 12% dal vino.

Nel mondo, duecentotrentasette milioni di maschi e quarantasei milioni di donne hanno sofferto di malattie legate al consumo di alcol, la maggior parte dei quali in Europa e Nord America. Prima del 1990 era l’Europa ad alzare di più il gomito, seguita da tutti i paesi ad alto reddito, come ha specificato Jakob Manthey, ricercatorepresso l’Institut für Klinische, Diagnostische und Differentielle Psychologie alla Technische Universität di Dresda in Germania, principale autore dello studio pubblicato da The Lancet.

Da poco però sono Cina e India e altri paesi asiatici a medio reddito a proporre più brindisi. La Cina “beve” attualmente sette litri di alcol l’anno pro capite, masupererà i dieci nel 2030, sorpassando Europa e Nord America. India e Vietnam aumentano con lo stesso ritmodella Cina.

Le medie globali non tengono certo conto di comportamenti più virtuosi, come bere solo un bicchiere di buon vino ogni tanto. Ma è davvero più salutare? Sembrerebbe proprio di no. Un’altra ricerca recente, pubblicata anche questa da The Lancetnon ha trovato conferma che bere poco o moderatamente abbia un effetto benefico, come vorrebbe il senso comune.

Lo studio è stato condotto proprio in Cina, su un totale di mezzo milione di individui, seguiti per dieci anni. Questo perché i cinesi, a differenza degli europei, hanno una combinazione genetica che in media provoca una reazione sgradevole all’alcool rispetto alle popolazioni occidentali. Misurare quindi le differenze tra chi beve e chi no in Cina ha offerto dati più precisi sul rischio reale, “depurandoli” da altre variabili.

Bere poco espone ugualmente al rischio di infarto: bere uno o due drink al giorno aumenta il rischio di ictus del 10-15%. Berne quattro, del 35%. Per “drink” lo studio intende un bicchiere di vino, una birra da 33cl. o una misura di liquore.

In Italia, ad esempio, buttiamo giù una media di 7,5  litri di alcol puro l’anno, il 65,6% del quale dal vino, il 23% dalla birra, e l’11,5% per ciò che riguarda i liquori. Gli effetti non sono innocui. Per ciò che riguarda le morti per incidenti stradali, in Italia l’alcol è causa del 25% delle vittime.

Secondo la relazione 2017 sugli interventi realizzati ai sensi della legge 125/2001, “Legge quadro in materia di alcol e problemi alcol correlati”, il comportamento più a rischio è il cosiddetto binge drinking, che nello studio diThe Lancet è identificato come ingerire 60g. o più di alcol in una volta, una volta o più nell’arco di trenta giorni (sbronzarsi, in altre parole, con un litro e mezzo di birra o più alla volta). Il binge drinking è passato nei giovani tra i 18 ed i 24 anni dal 15,6% al 17% in un solo anno (2015-2016).

Secondo Eurostat, in Europa si spendono centotrenta miliardi euro in alcol ogni anno, lo 0,9% del PIL continentale, pari a € 300,00 pro capite, senza includere le bevande consumate in ristoranti e alberghi. Nonostante tutto l’Italia, patria del vino, è fanalino di coda, con lo 0,9% in alcol della spesa totale media per famiglia, mentre in prima fila al bar ci sono le tre repubbliche baltiche, con l’Estonia a 5,2%.

Nonostante questa posizione – positivamente – arretrata del nostro paese, i danni – e i costi – sono lo stesso ingenti, anche se avere dati precisi è molto difficile. Se cioè è ampiamente disponibile letteratura sui dati di tendenza, ordinati per classi demografiche e tipologia di assunzione, i dati sul’impatto economico sono poco diffusi, almeno sul web.

Tornando per un momento al globale, negli Stati Uniti, paese che consuma poco sotto i nove litri di alcol puro per abitante l’anno, uno studio del 2015 dei Centers for Disease Control and Prevention calcola in $ 2,05 il costo sociale per ogni singolo drink, pari a $ 807.00 l’anno per abitante, dove la sbronza regolare – il binge drinking – pesa per il 77% sul totale della spesa, pari a $ 249 Mld. nel 2010.

In uno studio accademico del 2006 si faceva notare proprio “la scarsa considerazione del probabile carico economico causato dall’alcol a livello globale,” come si legge nell’abstract. In altre parole, l’allarme suona sulle quantità, ma sui costi effettivi sappiamo ancora poco. Lo studio prende in considerazione i danni criminali, l’incidentalità stradale, l’assenteismo, la disoccupazione e la mortalità prematura, senza i costi sanitari. Globalmente, la cifra calcolata oscilla tra i 210 e i 665 miliardi di dollari l’anno.

In Europa, secondo la Società Italiana di Alcologia che cita dati di altre fonti, i costi ammontano (2015) a € 155 Mld./anno, dei quali € 22 miliardi in Italia.
I costi farmaceutici delle patologie alcol-correlate pesano “solo” per € 7,8 milioni, ma sono ben settantunomila le persone prese in carico dal SSN per problemi legati all’abuso di alcol nel 2016.

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