Sab. Ago 17th, 2019

Da dove sono arrivati i voti alla Lega di Matteo Salvini

L’Istituto Cattaneo ha indagato – attraverso il cosiddetto ‘modello di Goodman’ – i flussi elettorali avvenuti in alcune città e ha considerato gli spostamenti di voto tra il 2018 (elezioni politiche) e il 2019 (elezioni europee)

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Lega ‘pigliatutto’ conquista voti dall’alleato di governo 5 Stelle, dai partiti di centrodestra e (qualche volta) anche dal Pd. M5s ‘traghetta’ voti verso il partito leghista di Matteo Salvini. Mentre il Partito Democratico limita le perdite ma non attrae nuovi elettori.

È questa l’analisi dell’Istituto Cattaneo sui flussi di voto relativi alle elezioni europee che si sono tenute ad un anno di distanza dalle precedenti consultazioni politiche e che quindi rappresentano un’occasione importante per misurare il consenso dei partiti. Rappresentano, viene evidenziato dall’Istituto Cattaneo, un momento di verifica del gradimento che le forze di governo hanno presso l’elettorato.

Dopo una campagna elettorale caratterizzata dalla crescente ‘litigiosità’ dei due partiti di governo i risultati elettorali hanno premiato la Lega e punito il Movimento 5 Stelle.

Ma quali sono stati gli spostamenti di voto che hanno prodotto questi risultati? Nelle elezioni europee l’astensione è sempre molto più alta che alle politiche – avverte l’analisi dell’istituto Cattaneo – e, per questo motivo, gli osservatori possono cadere in “errori interpretativi”, così vengono definiti, quando cercano di decifrare gli spostamenti di voto che hanno determinato un certo risultato elettorale. L’Istituto Cattaneo ha indagato – attraverso il cosiddetto ‘modello di Goodman’ – i flussi elettorali avvenuti in alcune città (Brescia, Torino, Firenze, Napoli, Palermo) e ha considerato gli spostamenti di voto tra il 2018 (elezioni politiche) e il 2019 (elezioni europee).

Partito democratico

Come hanno votato gli elettori che il 4 marzo 2018 scelsero il Pd? Il quadro relativo al Pd, spiega l’analisi condotta, rivela luci e ombre. Da un lato, relativamente ai flussi in uscita, risulta che il partito guidato da Nicola Zingaretti ha tenuto rispetto all’astensione e ha sostanzialmente interrotto l’emorragia che negli anni scorsi aveva portato molti voti del suo bacino elettorale verso M5s.

Inoltre, gran parte degli elettori che nel 2018 avevano scelto Pd confermano oggi il loro voto. Le ‘ombre’ si vedono invece nei flussi in entrata, dai quali emerge la scarsa capacità di espansione del partito.

Movimento 5 stelle

Come hanno votato, invece, gli elettori che il 4 marzo 2018 scelsero M5s? L’Istituto Cattaneo ricorda che tutte le elezioni di second’ordine – amministrative, europee – sono particolarmente difficili per M5s. In questo caso, il divario tra i consensi ottenuti alle politiche dell’anno scorso e il risultato elettorale delle europee e’ definito “clamoroso”.

A quali spostamenti di voto può essere imputato tale divario? Nei precedenti studi sulle elezioni regionali in Abruzzo e in Sardegna gli elettori che abbandonavano il Movimento 5 Stelle erano stati suddivisi in tre categorie: i disillusi (se lasciavano i pentastellati per andare verso l’astensione); i pentiti (se si dirigevano verso il centrosinistra; chiamati così perché negli anni scorsi la crescita di M5s è stata alimentata soprattutto da flussi provenienti dal centrosinistra); e i traghettati (se si dirigevano verso il centrodestra).

I dati dimostrano che i cosiddetti ‘pentiti’ sono una quota di entità numerica quasi ovunque trascurabile. Più numerosi i ‘disillusi’: soprattutto al Sud, dove M5s partiva da percentuali molto forti, si sono registrate perdite verso il non-voto. Mentre al centro-Nord è significativa anche la quota dei ‘traghettati’, che va a premiare i compagni di governo della Lega. I ‘fedeli’, coloro i quali confermano il voto ai 5 Stelle, sono una minoranza (in genere si aggira intorno a un terzo, o poco piu’, del bacino elettorale accumulato nel 2018).

Forza Italia e Lega

Come hanno votato gli elettori che il 4 marzo 2018 scelsero Lega e FI? Dall’analisi condotta, emerge che la Lega subisce in alcuni casi perdite di un certo rilievo verso l’astensione: non è una novità, viene sottolineato, anche nelle elezioni regionali degli scorsi mesi, pur vincendo e ampliando i propri consensi, subiva contemporaneamente perdite non trascurabili per questo motivo.

In genere, in Italia, il grado di ‘mobilità’ dell’elettorato di centrodestra nelle elezioni di second’ordine è più basso di quello dell’elettorato di centrosinistra. Per il resto, sono poche le perdite della Lega (qualcosa verso il M5s in alcuni collegi, qualcosa verso il Pd).

Mentre per quanto riguarda Forza Italia, oltre alle ‘ingenti’ perdite verso l’astensione, si registrano anche significative fuoriuscite a favore della Lega (a parte il caso eclatante di Torino – 52% – si può dire che queste perdite si aggirino intorno al 15%, pur con molta variabilità).

Come si determina lo stato di salute di un partito

L’Istituto Cattaneo però mette in evidenza che lo ‘stato di salute’ di un partito è determinato non solo dai flussi in uscita (che indicano la capacità di ‘difesa’ dei partiti dagli attacchi degli avversari o, al contrario, la loro vulnerabilità), ma anche dai flussi in entrata che indicano la capacità di penetrare in altri bacini di voti e conquistare nuove quote di elettori.

In questo caso, è quanto emerge dalla ricerca, si pone uguale a 100 il bacino attuale di un partito e lo si suddivide in quote a seconda delle scelte compiute nella precedente elezione considerata: l’analisi si sofferma in particolare su Lega e Pd, e mostra che i due partiti sono in una condizione molto diversa.

Da un lato, c’è la notevole capacità di penetrazione della Lega, il cui bacino attuale è composto non solo da chi aveva già optato per il partito di Salvini nel 2018 ma anche da grossi flussi di nuovi elettori provenienti da M5s e da FI.  Soprattutto al Sud il bacino attuale della Lega ha tratto da M5s una notevole linfa.

Per il Pd la situazione è diversa. Lo studio mostra il sostanziale isolamento del Partito democratico: il suo attuale elettorato è composto nella quasi totalità da elettori consolidati (ossia da chi già lo aveva votato nel 2018). L’unica novità è costituita dall’apporto di ‘Liberi e uguali’. Per il resto, la capacità di penetrazione in altri bacini elettorali è quasi nulla, secondo l’indagine effettuata: il Pd non attrae nuovi elettori.

In particolare, a parte pochi dei collegi considerati, non si registrano significative (ri)conquiste di elettori 5 Stelle. Quindi, se i flussi in uscita hanno mostrato che il Pd è ancora ‘vivo’ e ha una sua posizione consolidata nel sistema politico, i flussi in entrata dicono che ‘non è ancora tornato ad essere competitivo’ e non lo sarà, sostengono all’Istituto Cattaneo, finché non riuscirà a riconquistare i voti che oggi sono del Movimento 5 stelle.

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